lunedì 3 ottobre 2011

Tanto gentile e tanto onesta pare...

In occasione del mio penultimo post, il bestiario che tanto diletto ha arrecato a grandi e piccini, sono stato "redarguito" da una lettrice che non identificherò con nome e cognome per il rispetto della privacy e della non trattabilità dei dati personali, laddove non esista l'espresso consenso della persona in questione, come da legge 675/96 e successive modifiche. Mi riferirò a lei con il simpatico nomignolo di "betulla", che porta da tempo immemore, e che permetterà ad amici e conoscenti di individuarla, ma continuerà a tenere nascosta la sua esistenza e/o posizione geografica a Equitalia e a tutti quei furfanti istituzionalizzati che vanno sempre mozzicando lo stracciato. Ebbene, la betulla mi ha fatto notare che il mio bestiario conteneva solo figure maschili; e le donne? Io le ho risposto che, tanto per cominciare, le donne non le capisco e non le ho mai capite; e che comunque non trovo affatto divertente nè comico (nel senso migliore del termine) il loro modo di porsi rispetto all'amore. Ho rimandato a data da destinarsi il trattatello sulla donna innamorata, mettendo però bene in chiaro che non potevo promettere nulla.

A distanza di pochi giorni, la mia conoscenza e la mia comprensione dell'universo femminile non sono certo migliorate, ma sono arrivato a una consapevolezza: io sono un uomo eterosessuale (nonostante tutto) e non potrò mai guardare alle donne con il disincanto e il bonario intento satirico con cui guardo agli uomini. Posso dunque parlare del rapporto fra la donna e l'amore in questa nostra epoca sciagurata, ma posso farlo solo in un'ottica rigorosamente maschile. Questo post, pertanto, sarà un po' meno faceto del solito.

Cos'è la donna? La femmina della specie umana. Sì, ma si nota subito che in nessun'altra specie esiste una differenza fra i sessi così marcata. Questo, ovviamente, perchè noi esseri umani (scusate se mi intrometto) produciamo cultura. Intendo qui il termine in senso antropologico: anche la misoginia o il maschilismo, pertanto, sono  manifestazioni di una certa cultura. La premessa appena fatta significa che il modo in cui la donna viene rappresentata si sovrappone, accettato o subito che sia, a  quello che una donna, ciascuna donna, è in effetti. E come è rappresentata la donna?

La civiltà occidentale affonda indubbiamente le sue radici nel patriarcato. La donna, in tutte le culture europee, è stata considerata fino a tempi relativamente recentissimi una propaggine dell'uomo, o poco più. In diverse lingue esiste o è esistita confusione semantica fra il termine per "donna" e quello per "moglie". In castigliano mujer vuol dire entrambe le cose. Nei Canterbury Tales Chaucer ci parla della wif of Bath, laddove wif sta per "donna", e non moglie, come l'inglese moderno wife. Lo stesso termine woman deriva dall'inglese antico wīfman, che contiene chiaramente in sè la parola per uomo. Donna, brutta propaggine che non sei altro, vai in cucina e preparami la cena. A questo servi. Tale, purtroppo, è stata la concezione della progenie di Eva (e discendere da cotanta peccatrice non aiutava di certo) per molti secoli, e tale è tuttora in alcune comunità.

Accanto a questa concezione della donna come ciuccio di fatica/peccatrice, si sviluppa a partire dal Basso Medioevo una tendenza culturale, sulle cui origini ammetto di non potervi dare delucidazioni, a vedere la donna (quella di nobili natali, ovviamente) come una creatura potenzialmente perfetta nella sua purezza, il servigio alla quale nobilita l'uomo. Una concezione, si capisce subito, altrettanto limitante. O sei Eva la tentatrice o sei la Vergine Maria. Mi pare che questo binomio, nonostante le lezioni del femminismo e le trasformazioni del costume, sia ancora bello presente nella mente delle persone, uomini o donne che siano.

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.


Quello che viene descritto nel sonetto testè riportato, scritto dal signore raffigurato nel quadro che ho scelto di riprodurre all'inizio del post, non è una donna, ma un'idea astratta, e francamente irraggiungibile. Allora come oggi, gli uomini cercano di imporre alle donne modelli creati da loro, a loro uso e consumo. Conta quello che la donna pare; e quello che è? Solo che oggi la donna degli stilnovisti non ha più una funzione, se non quella di popolare gli equivoci amorosi di sprovveduti centauri. Se Dante aveva una donna dello schermo, i nostri schermi sono popolati di eserciti di veline, avventuriere, prostitute d'alto bordo e bionde svampite, che da una parte sollazzano il maschio italiano medio, i paradigmi del cui desiderio sono oltremodo rozzi e infantili, dall'altro forniscono modelli allucinanti alle nostre adolescenti.

Mi rendo conto che rischio a questo punto di scivolare nel moralismo politically correct, e dunque riequilibro subito la situazione: W la fica! Lode a Lando Buzzanca, Alvaro Vitali e Renzo Montagnani! Lino Banfi for president! La Fenech nuda!


Bene, riprendiamo a parlare seriamente. Siccome già ho scritto assai e so che vi sto perdendo, concludo. Donne, rifiutate i modelli che cercano di imporvi, rifiutate qualsiasi tipo di modello. Presentatevi a noi come siete. Spogliatevi dell'abito che la società vorrebbe cucirvi addosso. Spogliatevi di una storia di sopraffazioni e fraintendimenti. Spogliatevi...

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